Intanto la gente "calava" e le cicale sovrastate da nuovi i rumori, rumori che tendevano ad aumentare insieme a quei piccoli fastidi, sonori e visivi che tanto agiscono, per difesa sulla nostra pazienza. Tanta tolleranza e tanta pazienza per il vicino d'ombellone che mena il figlio, che piange per 30 minuti, e quelli che giocano a pallone fra la gente che passeggia o sosta sulla spiaggia, e gli strilli, e gli schizzi e "Mammmmaaaaa guardaaaa" 20 mt più in là, nell'acqua.
Tolleranza ok, integrazione q.b., condivisione zero.
Fra le cicale, gli strilli, e le risate fragorose dopo la solita battuta da spiaggia si intrasente un battere di Bonghi (si scriverà così?) arrivare dalla pineta. Rumori che quando abbiamo smontato baracca e burattini verso le 12,00, (sole quanto basta...leggete qui) c'erano ancora. Ci incamminiamo, mia figlia piagnucolosa, il papi smontava..entriamo nella pineta, già affollata di "sale da pranzo" con gente già ruminante, e da lontano vediamo un gruppo di persone e il suono provenire da lì, verso l'uscita della pineta, vicino al mitico chalet del "pane e prosciutto" di campagna. Un gruppo di circa 20 persone di cui metà dedite a suonare musiche africane per un gruppetto di ragazze istruite da una bella e sinuosa senegalese. Ho avuto una gran voglia di mettermi a ballare ed ho anche un mini video fatto con la digitale che prima o poi posterò.
L'atra metà, tutti pezzi di ragazzoni di un bello esorbitante gestivano bancarelle di artigianato africano, arazzi dai colori della terra e del nero, stoffe, borse e vestiti. L'atmosfera era veramente strana, per la prima volta assistevo in questo posto ad un incontro del genere.

Il gruppo è di Roma, gira per l'Adriatico, domenica prossima saranno a Roseto in uno stabilimento che, se non ricordo male, si chiama "Mediterraneo". Portano in giro la loro musica, i loro balli, i loro prodotti, la loro storia e si portano dentro, spesso, una storia di sacrifici e umiliazioni, ma anche di riscatto per aver creato qualcosa da trasmettere, tanto da offrire e finalmente da insegnare. Ho amici senegalesi, Pescara per questo è una cittadina molto tollerante, non si nascondono ma sono molto integrati (governo permettendo!), nessuno di loro si lamenta, c'è rispetto reciproco, sono gentili, allegri, disponibili alla chiacchiera e se gli domandi del loro paese ti raccontano cose lontane, il sapore e il dolore di una terra da cui scappare ma che rimane loro nel cuore.
Bene, per chi viene da lontano, la tolleranza non so cosa sia, non serve esercitarla, l'integrazione è totale, sento che sto imparando qualcosa di nuovo, la condivisione delle loro scelte e della loro forza mi appartiene da sempre.
Vi piace questo vestito? E' in tessuto WAX quello di cui parla BriekeBrok qui e qui. E' un "Guaranteed Real Wax 802142" stampato sulla stoffa e fatto coincidere sul risvolto del retro del vestito, come fosse un etichetta. Cucito velocemente, con fili scelti a caso, da ricucire in alcuni punti ma in realtà da modificare perchè il modello non mi pare africano ma occidentalizzato, a meno di smentite di Vera appena ritornerà in Africa e a cui chiederò inoltre se ne sa leggere la provenienza sociale e i simboli riportati. Scollatura profonda, giro seno da "tette piccole" lunghissimo e difficile da mettere ma soprattutto togleiere. (sembrano delle caratteristiche improvvisate!). Difficilmente trovo vestiti da donna africani qui a Pescara...l'ho preso al volo, per la stoffa, per quella parte di originale che aveva, il resto non importa. Lo sconto non lo chiedo mai, l'ho pagato 25 Euro, mi pare onesto.